leciliegieparlano:

so che i libri degli amici non si dovrebbero recensire; oppure sì? magari bisogna recensirli proprio perché si è amici: ci penserò su. intanto, oggi, ho scelto la carta stampata per il rientro in treno - ancora una volta; solo che questa avevo tra le mani un mazzetto di fotocopie alto poco più di due fette di pane (per quella leggenda che dice che i libri devono essere magri), il risultato concreto di un romanzo che ho tardato troppo a leggere (infatti ho già altri arretrati con cui mettermi in paro, un’antiguida di cagliari che sembra già bellissima dalle prime pagine). l’ha scritto simone olla, quello che inizia tutti i suoi post con “caro d.”. tra le cose belle del nostro conoscerci c’è stato di mezzo sicuramente questo romanzo, un regalo prezioso maturato dopo alcune serate concluse con un “adesso torno a scrivere”. la trama di il loro tentativo di chiudermi a metà non ve la racconto perché questo è un romanzo che si spiega da solo. parla delle persone, soprattutto di una, e ci sono delle donne - donne sfuggenti, fuggenti, fuggite, tornate, sfiorate, immaginate, avute, perse. come al solito ci (mi) piacerebbe chiederci quanto ci sia di vero, di autobiografico, perché simone spacca la narrazione come un capello; è talmente vero, vivo, quello che scrive, che sembra impossibile che se lo sia semplicemente immaginato per un libro. se l’ha fatto è molto bravo, e se non l’ha fatto lo stesso:  il loro tentativo di chiudermi a metà  è uno scritto valido, che accarezza i personaggi e a volte li taglia; loro, nella carta, si lasciano altrettanto accarezzare e tagliare, col beneficio di una voce narrante in prima persona che getta uno sguardo analitico e molto appassionato (forse a volte involontariamente, inconsapevolmente). così ci si trova a rivedere posti in cui si è già stati (via roma, il porto di cagliari, la bellissima bologna, le stanze di alberghi), o quelli che ancora mancano alla collezione (santa lurìa, per esempio, dove si svolge il racconto di questa solitudine); si incontrano donne bellissime e sfuggenti, donne piene di segreti - la tenera luisanna gerace, la bellissima anita santa cruz. simone sa parlare dei suoi personaggi costruendogli dietro un’epica già dai nomi; ma quello che fa è soprattutto non accontentarsi e scavare dentro di loro e dentro se stesso, come il coltello rapisce avido la polpa di un melone. è riuscito nell’impresa, e io sono onorata di aver potuto leggere il suo romanzo. quattro ciliegie.
per farvelo mandare, scrivetegli. decimocirenaica@gmail.com
qui vi spiega com’è successo. 

leciliegieparlano:

so che i libri degli amici non si dovrebbero recensire; oppure sì? magari bisogna recensirli proprio perché si è amici: ci penserò su. intanto, oggi, ho scelto la carta stampata per il rientro in treno - ancora una volta; solo che questa avevo tra le mani un mazzetto di fotocopie alto poco più di due fette di pane (per quella leggenda che dice che i libri devono essere magri), il risultato concreto di un romanzo che ho tardato troppo a leggere (infatti ho già altri arretrati con cui mettermi in paro, un’antiguida di cagliari che sembra già bellissima dalle prime pagine). l’ha scritto simone olla, quello che inizia tutti i suoi post con “caro d.”. tra le cose belle del nostro conoscerci c’è stato di mezzo sicuramente questo romanzo, un regalo prezioso maturato dopo alcune serate concluse con un “adesso torno a scrivere”. la trama di il loro tentativo di chiudermi a metà non ve la racconto perché questo è un romanzo che si spiega da solo. parla delle persone, soprattutto di una, e ci sono delle donne - donne sfuggenti, fuggenti, fuggite, tornate, sfiorate, immaginate, avute, perse. come al solito ci (mi) piacerebbe chiederci quanto ci sia di vero, di autobiografico, perché simone spacca la narrazione come un capello; è talmente vero, vivo, quello che scrive, che sembra impossibile che se lo sia semplicemente immaginato per un libro. se l’ha fatto è molto bravo, e se non l’ha fatto lo stesso:  il loro tentativo di chiudermi a metà  è uno scritto valido, che accarezza i personaggi e a volte li taglia; loro, nella carta, si lasciano altrettanto accarezzare e tagliare, col beneficio di una voce narrante in prima persona che getta uno sguardo analitico e molto appassionato (forse a volte involontariamente, inconsapevolmente). così ci si trova a rivedere posti in cui si è già stati (via roma, il porto di cagliari, la bellissima bologna, le stanze di alberghi), o quelli che ancora mancano alla collezione (santa lurìa, per esempio, dove si svolge il racconto di questa solitudine); si incontrano donne bellissime e sfuggenti, donne piene di segreti - la tenera luisanna gerace, la bellissima anita santa cruz. simone sa parlare dei suoi personaggi costruendogli dietro un’epica già dai nomi; ma quello che fa è soprattutto non accontentarsi e scavare dentro di loro e dentro se stesso, come il coltello rapisce avido la polpa di un melone. è riuscito nell’impresa, e io sono onorata di aver potuto leggere il suo romanzo. quattro ciliegie.

per farvelo mandare, scrivetegli. 
decimocirenaica@gmail.com

qui vi spiega com’è successo. 
dentro una scatola di legno
a continuarsi

dentro una scatola di legno

a continuarsi

uno si conta le dita. l’altro dorme…
…sul set de LE SEDIE DI DIO un film di jérôme walter gueguen

uno si conta le dita. l’altro dorme…

…sul set de LE SEDIE DI DIO
un film di jérôme walter gueguen

[Flash 9 is required to listen to audio.]

astrolicamus

coro polifonico bachis sulis - aritzo
maestro: michele turnu

abitarli senza rappresentazione né rappresentanti
passaggi OFF
foto di danilo corona

abitarli senza rappresentazione né rappresentanti

passaggi OFF

foto di danilo corona

Identità e differenze per una sovranità popolareSECONDO MOVIMENTO : lunedì 14 maggio 2012 - ParisPossiamo immaginare l’identità come una finestra, come una prospettiva che modifica il nostro sguardo. L’identità collettiva non è la somma delle singole individualità, quindi delle singole identità, ma qualcosa di organico che supera questa ipotesi sommatoria. Nell’epoca postmoderna vi è un nuovo richiamo all’identità, una nuova necessità di condivisione comunitaria che talvolta esaurisce la sua funzione nell’appartenenza a un’icona (cfr. Michel Maffesoli, Icone d’oggi, Sellerio). Tale appartenenza si caratterizza come una reazione compulsiva ad un malessere individuale: per appartenere a un tutto più vasto utilizziamo gli oggetti (le borse di Hermès, la maglietta di Che Guevara) o uno status (la barba di tre giorni) o un mezzo (internet e i network sociali), che si caratterizzano come “leganti sociali a tempo determinato” - e un legante sociale che caratterizza un legame sociale non può essere a tempo, non può scadere. La postmodernità riprende il concetto di contratto sociale caro alla modernità e lo trasforma, lo piega per rispondere alla naturale esigenza relazionale dell’uomo.
[foto di jérôme walter gueguen]

Identità e differenze per una sovranità popolare

SECONDO MOVIMENTO : lunedì 14 maggio 2012 - Paris

Possiamo immaginare l’identità come una finestra, come una prospettiva che modifica il nostro sguardo. L’identità collettiva non è la somma delle singole individualità, quindi delle singole identità, ma qualcosa di organico che supera questa ipotesi sommatoria. Nell’epoca postmoderna vi è un nuovo richiamo all’identità, una nuova necessità di condivisione comunitaria che talvolta esaurisce la sua funzione nell’appartenenza a un’icona (cfr. Michel Maffesoli, Icone d’oggi, Sellerio). Tale appartenenza si caratterizza come una reazione compulsiva ad un malessere individuale: per appartenere a un tutto più vasto utilizziamo gli oggetti (le borse di Hermès, la maglietta di Che Guevara) o uno status (la barba di tre giorni) o un mezzo (internet e i network sociali), che si caratterizzano come “leganti sociali a tempo determinato” - e un legante sociale che caratterizza un legame sociale non può essere a tempo, non può scadere. La postmodernità riprende il concetto di contratto sociale caro alla modernità e lo trasforma, lo piega per rispondere alla naturale esigenza relazionale dell’uomo.

[foto di jérôme walter gueguen]

[Flash 9 is required to listen to audio.]

Conservatorio di Parigi, 27 aprile 2012

Piazzaossessione
di Pierre Sangue (voce e clavicembalo) e Decimo Cirenaica (voce e respiro corto)

Cos’è la metapolitica?
PRIMO MOVIMENTO : lunedì 7 maggio 2012 - paris
[foto di jérôme walter gueguen]

Cos’è la metapolitica?

PRIMO MOVIMENTO : lunedì 7 maggio 2012 - paris

[foto di jérôme walter gueguen]

alain de benoist | morte e rinascita della politica \brani\

Uno dei grandi errori dell’epoca moderna è consistito nel confinare tutto il sociale nella sfera privata e nel delegare allo Stato il monopolio del pubblico. Sulla base di tale schema, i liberali hanno scelto di puntare sul privato (la «società civile»), mentre i loro avversari si limitavano a difendere i privilegi della sfera pubblico-statale. Sia gli uni che gli altri si trovavano d’accordo nell’accettare una dicotomia che oggi appare indifendibile. Si tratta adesso di prendere in considerazione l’autonomia del sociale e la sua dimensione specificamente politica, vale a dire la sua capacità di intervento nell’ambito pubblico. Il sociale non è il privato, non è la semplice somma dei comportamenti privati. Possiede una dimensione privata e una dimensione pubblica. Ogni volta che un membro della società agisce in quanto cittadino, fa parte di questa dimensione pubblica.
Altrettanto dannoso è il modo in cui, a destra come a sinistra, l’economico e il sociale sono stati collocati in una relazione di vicinato che li ha quasi resi sinonimi. Il sociale è in realtà uno spazio distinto tanto dallo Stato quanto dal mercato, dotato di caratteristiche proprie e, in quanto tale, giustificato nella pretesa di difendere le proprie prerogative nei confronti sia dell’uno sia dell’altro. Le regolamentazioni sociali suscettibili di arginare l’ascendente della sfera mercantile non possono provenire da quella «società civile» liberale che non è altro che una somma di comportamenti interessati e il luogo di un semplice scontro tra interessi. Non serve a niente contrapporre lo Stato al mercato (statalismo) o il mercato allo Stato (liberalismo). Bisogna piuttosto fare in modo che, grazie all’intervento politico del sociale, la distribuzione dei beni sociali non si riduca né ai meccanismi statali né ai meccanismi mercantili.

avvicinamenti - passaggi per il bosco 2009

avvicinamenti - passaggi per il bosco 2009

   Next page